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Una bacchetta magica cattiva


Cameron J.Camp, esperto psicologo nell’ambito delle demenze, usa l’immagine della bacchetta magica cattiva per descrivere la difficoltà delle persone con Alzheimer o altra forma di demenza ad apprendere nuove informazioni.

Per capire come si possano sentire, provate a fare questo esercizio di fantasia. Immaginate di decidere di andare dal vostro medico per chiedergli alcune informazioni circa una malattia di cui soffrite e di farvi accompagnare da un vostro amico. Avete sentito parlare di un nuovo farmaco, che potrebbe fare al caso vostro e desiderate chiedergli un parere. Il vostro medico vi risponde che a suo giudizio è meglio che continuiate ad assumere la solita terapia. Ma ecco che una bacchetta magica cancella le sue parole dalla vostra memoria e in un minuto è come se lui non le avesse mai pronunciate. E così, dopo qualche convenevole, decidete che è giunto il momento di avere una risposta al motivo per cui vi siete recati in ambulatorio. “Allora dottore, cosa ne pensa di questo nuovo farmaco? Potrei iniziare ad usarlo anch’io?”. Ora il medico assumerà un’aria interrogativa, il vostro amico vi guarderà alzando un sopracciglio. Vi chiederete se avete una macchia sul vestito che non avete notato. A quel punto, il dottore risponderà di nuovo alla vostra domanda, ma di nuovo quella bacchetta si agiterà. Dopo un minuto, stanchi di aspettare la risposta, rifarete di nuovo la domanda al medico. Il vostro amico vi guarderà con gli occhi sgranati. Il dottore magari vi risponderà che sarebbe opportuno fare qualche test. Fuori dallo studio, il vostro amico vi chiederà delle spiegazioni “cosa c’è che non va? Gli hai fatto la stessa domanda per tre volte!”. A questo punto vi troverete di fronte ad un dilemma: Il vostro amico vi sta mentendo e voi vi accingete ad andare a casa con una persona verso la quale non nutrite più fiducia…oppure sta dicendo la verità e c’è qualcosa in voi che non va…? Come capita spesso a ciascuno di noi, è più facile credere che ci sia qualcosa di sbagliato negli altri, o nel mondo in genere, piuttosto che in noi stessi. E’ una reazione molto comune, che protegge la nostra autostima.

Questo è il motivo per cui le persone con demenza si arrabbiano se qualcuno fa loro notare che hanno dimenticato un appuntamento o il motivo per cui credono di essere state derubate, perché se non si ricordano dove hanno messo i soldi, sicuramente la colpa è di qualcun altro.

Questa è la prima sfida della demenza: non si può ricordare qualcosa che non si è mai realmente appreso, perché non è entrato in memoria. Questo è un deficit di memoria episodica ed è la causa principale delle domande ripetitive.

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