Cerca
  • Gerusia informazione

Un welfare per una società più longeva


L’interrogativo al centro della ricerca è: in che misura il sistema italiano di “domiciliarità”, pilastro fondamentale del sistema assistenza di lungo termine (long term care - LTC), nei prossimi anni sarà in grado di corrispondere alle conseguenze della crescente longevità della popolazione e del maggiore coinvolgimento della donna nel mercato del lavoro? Come si comprende è un interrogativo che si fonda su una evidente contraddizione di carattere strutturale: crescente numero di anziani bisognosi di cura a fronte del decrescente numero di caregiver famigliari, in particolare appunto, donne. Evidentemente nulla impedisce il ricorso al mercato privato di cura, ma anche questo richiede alcune condizioni che non possono essere date per scontate, quali ad esempio la solvibilità dell’anziano presente e soprattutto futuro. Queste criticità, come altre ancora, sono state messe in evidenza da più parti come capaci di compromettere seriamente il futuro della assistenza domiciliare degli anziani non autosufficienti. Una evenienza assolutamente da evitare tenuto conto delle conseguenze gravissime che produrrebbe su milioni di famiglie e persone anziane che pensano, per scelta o per necessità, di affidarsi al sistema di servizi riconducibili in modo diretto e/o indiretto a questa forma di assistenza. Per meglio comprendere e “misurare” la reale consistenza di queste criticità, l’AUSER ha ritenuto utile promuovere la presente ricerca su “Problemi e prospettive della domiciliarità - Il diritto di invecchiare a casa propria”, che fa seguito a quella su “Residenzialità e domiciliarità per l’invecchiamento attivo” presentata il 9 febbraio 2017, con l’obiettivo di contribuire al dibattito sulle azioni da promuovere per l’ammodernamento, in termini di efficacia ed efficienza sociale, della assistenza domiciliare degli anziani non autosufficienti. Si tratta di un tema complesso che richiede una chiara cornice di riferimento in considerazione del fatto che l’invecchiamento della popolazione apre scenari inediti con i quali è necessario misurarsi in modo innovativo. I molteplici aspetti che coinvolgono la LTC – culturali, sociali, politici, economici – vanno affrontati sapendo che deve essere la società nel suo complesso che si deve sentire impegnata ad elaborare una diversa idea di vecchiaia, all’altezza del mutamento intervenuto nelle speranze di vita, ravvisandovi la possibilità di una straordinaria conquista di civiltà. L’invecchiamento deve uscire, In particolare, dalla dimensione della residualità in cui viene spesso considerato dai decisori politici e istituzionali, così come deve superare l’ottica esclusivamente consumistica e di mercato in cui numerosi interessi tentano di confinarlo. Piuttosto, occorre far crescere la consapevolezza che i temi che ruotano intorno a una società che invecchia “interrogano” tutti i fattori che la tengono coesa. Vanno quindi rafforzati tutti i presidi di socializzazione e di coesione. Questo è possibile se si afferma con chiarezza la convinzione che anche in una società sempre più longeva la famiglia rimane il primo e fondamentale presidio in quanto è in essa che le generazioni realizzano strette relazioni e reciprocità affettive, culturali, economiche e, quindi, continua a configurarsi come “il primo soccorso e l’ultimo ricorso” delle persone. Un presidio che, per essere messo in condizioni di svolgere pienamente la sua funzione, richiede misure di sostegno che tengano conto delle profonde modifiche strutturali, culturali e sociali presenti e future. Così come è la comunità territoriale, pur sapendo che in essa si intrecciano dinamiche sociali contraddittorie, dense di criticità, nei rapporti tra generazioni e culture, il luogo dove si irradiano le reti di solidarietà, dove si sviluppano i beni relazionali e dove è possibile sperimentare un welfare di comunità che integri fecondamente la collaborazione delle famiglie, delle reti primarie, del terzo settore e del volontariato, dei privati, della contrattazione sociale territoriale e della contrattazione sindacale di secondo livello, con la promozione e la leadership del welfare pubblico. Tutto questo comporta la necessità e la capacità di agire in modo sistemico su un insieme ampio di fattori tutti determinanti per la qualità della vita delle persone anziane e non solo. L’orizzonte da assumere a riferimento è, allora, “l’intero arco della vita” per impostare una diversa idea di vecchiaia e da cui derivare un progetto sociale integrato e innovativo capace di determinare mutamenti profondi nell’intera collettività . Questo richiede:

• comprendere come proprio partendo dalla popolazione anziana, nella quale le diverse criticità e le tante forme delle nuove esclusioni sociali assumono specifico rilievo, si possono ricostruire legami capaci di ridare speranza e senso al futuro per tutte le età, promuovendo l’incontro tra memoria del passato, nuove dinamiche sociali e permanenti esigenze di relazione;

• verificare quanto le politiche per l’invecchiamento attivo aumentino realmente i costi dei servizi sanitari, assistenziali, sociali, previdenziali, sconfiggendo chi usa i problemi di carattere finanziario per mettere in discussione tutele e diritti, destrutturando il sistema del welfare, che va innovato, ma non ridimensionato;

• realizzare una rete di servizi di prossimità a livello di quartiere, capace di rispondere ai diversi e mutevoli bisogni a cui la persona anziana andrà incontro via via che si riduce la sua autonomia funzionale nella gestione della sua vita quotidiana;

• affrontare l’insieme delle questioni che riguardano la condizione abitativa degli anziani, anch’essa colta nei suoi vari aspetti: la casa in quanto tale, le sue dotazioni strumentali, i servizi che a essa si connettono, l’agibilità del contesto urbano, la quantità e la qualità dei trasporti pubblici, la disponibilità e la qualità degli spazi pubblici, il territorio come rete di relazioni, la possibilità di sen-tirsi e rendersi utili nel proprio contesto comunitario, il vivere il territorio come luogo “sicuro” (con tutto ciò che ne deriva e di tutte le sue declinazioni legate anche alla partecipazione attiva della vita sociale), la possibilità di partecipare;

• incanalare il lavoro “liberato” dell’anziano verso attività che producono quei beni che né il mercato né il a interesse – il primo – o ha le risorse necessarie – il secondo – per produrre: beni relazionali, beni di merito, di alcune tipologie di beni pubblici e alcune categorie di beni di uso collettivo fondamentali per promuovere, costruire, facilitare “comunità solidali” (un compito sicuramente più impegnativo che nel passato, perché si tratta di fare solidarietà tra diversi, ossia tra culture, memorie, appartenenze diverse);

• dedicare attenzione ai temi dell’educazione permanente per tutte le età, tenendo conto, in particolare, dell’importanza che ha sul benessere psicosociale delle persone che invecchiano. Così come è importante sostenere il ruolo della ricerca e dello sviluppo della tecnologia per il mantenimento della qualità della vita delle persone anziane che entrano in percorso di non autosufficienza. Si tratta, insomma, di aprire una prospettiva politica e sociale in cui alle persone che invecchiano sia riconosciuta quella dignità e quei diritti, proclamati dalle Nazioni Unite, a partire dal reddito e in cui sia promosso il loro protagonismo attraverso la cittadinanza attiva come volontariato civico.

Articolo di Claudio Falasca, rivista n°2/2018 Abitare e Anziani

0 visualizzazioni

© 2023 by End Hunger. Proudly created with Wix.com

  • Black Facebook Icon
  • Black Twitter Icon
  • Black Instagram Icon