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Quando l'anziano affetto da demenza fa cose bizzarre

Un #anziano affetto da #Alzheimer o altra forma di #demenza può fare delle cose strambe e mettere in difficoltà chi se ne prende cura. Ad esempio, staccare dei bottoni, nascondere delle cose, distruggere degli oggetti che sono sempre stati cari per lui, prendere dei rifiuti dal cestino, ecc… Le motivazioni sono tante, dal deficit di memoria a quello di giudizio critico, al fatto che non riconosca più certi strumenti… Per quanto sia difficile per noi che riconosciamo l'insensatezza dei suoi gesti, cerchiamo di astenerci da interventi correttivi che pongono l’anziano #malato in una posizione subalterna, come quella asimmetrica che connota la relazione madre-bambino o insegnante-allievo. L’anziano affetto da #Alzheimer non è un bambino, non è un allievo... E’ un adulto, con un ricco passato e un futuro incerto. La nostra relazione con lui è una relazione tra adulti. Una relazione paritaria. Se le sue perdite tendono a sbilanciare questo rapporto, perché egli diventa dipendente dall’assistenza di chi se ne prende cura, dobbiamo evitare gli interventi che accrescono questa asimmetria e accettare quello che fa come lo fa... I gesti che compie, per quanto ci appaiano incomprensibili, sono spesso legati alla sua storia. E’ importante capire che significato hanno per lui. Se noi li ostacoliamo, impediamo a quel frammento della sua identità di esprimersi. Se lo pressiamo, correggendolo di continuo, si sentirà inadeguato e alla fine smetterà di provarci, oppure diventerà aggressivo. La conseguenza è che con il nostro intervento, sebbene spesso mosso dalla premura, dal desiderio di evitargli un fallimento, finiremo col ridurre la sua autonomia, spegneremo il suo piacere di fare e di esistere. Se gli errori che sta per compiere non minano la sua sicurezza e non provocano troppi disagi per i conviventi, come sbagli nel vestirsi, nell’apparecchiare la tavola, nel parlare, ecc…evitiamo di correggerli o se proprio vogliamo scongiurare che venga lesa la sua dignità, scegliamo i modi e i tempi opportuni, avendo cura di non sottolineare la sua inadeguatezza, ma magari assumendoci la responsabilità dell’errore. A volte il disagio del #caregiver è superabile adottando delle precauzioni: se non vogliamo che disfi il maglione a cui teniamo tanto, che perda le chiavi di casa, che continui a mangiare perché si è dimenticato di averlo appena fatto, possiamo mettergli a disposizione degli indumenti da disfare che non ci interessano, oppure lasciargli un mazzo di chiavi che non si usano più, ma che gli diano la convinzione di avere ancora il controllo della propria casa; ancora si possono lasciare a disposizione cofanetti di bijoux che può armeggiare, rompere, nascondere, e mettere al sicuro i preziosi. Se insiste che non ha mangiato, proponiamogli della frutta e cerchiamo di distrarlo con una attività per lui piacevole. Diverso è il discorso per le situazioni di grave rischio, come l’ingestione di oggetti non commestibili, la guida pericolosa dell’auto o altro. Ovviamente, in questi casi la priorità è la sua sicurezza e quindi non si può sindacare sull’opportunità di intervenire o meno, lo si ostacola, anche se si può discutere sui modi e i tempi con cui farlo. Nell'interazione, empatizziamo con il suo bisogno di autonomia (costruzione di un'alleanza) e negoziamo con lui (riconosciamo in questo modo la sua competenza a contrattare). Questi scambi possono diventare molto logoranti e frustranti per chi lo assiste, di qui l'importanza per il familiare di avere uno spazio personale per ricaricarsi ed elaborare le proprie emozioni negative.

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