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Quando il malato di Alzheimer smette di parlare



Una persona affetta da #Alzheimer nella fase avanzata della malattia può diventare #mutacica, cioè non parla più. Questo esito dipende dai danni cerebrali, ma può essere favorito anche dall’ambiente. Smettere di rispondere alle domande ripetitive di queste persone, anticipare le loro risposte stentate, correggere i loro errori induce gradualmente i malati a rinunciare alla parola, perché non produce effetti sul mondo, non modifica la realtà circostante o perché si sentono inadeguate, in fondo gli altri sono più competenti di me! Quando ci si accorge che l’eloquio spontaneo va diminuendo, è opportuno rimanere in ascolto delle poche parole che verbalizzano, prestare loro attenzione, rispondere facendo da eco, cioè ripetendo le ultime parole pronunciate, parafrasare quello che si è ascoltato, cioè cercare con le nostre parole di restituire loro il senso di quello che abbiamo udito ed evitare di incalzarle con delle domande. Non fare domande è una regola d’oro anche quando l’anziano abbia smesso di parlare da parecchio tempo. Può essere che non vi capisca, provando la stessa sensazione di smarrimento che proviamo noi quando ci troviamo in un paese straniero e tutti intorno a noi parlano una lingua che non conosciamo. Oppure può essere che capisca ma non sappia come rispondervi, vi lascio immaginare la frustrazione! Un malato di #Alzheimer può essere mutacico ma continuare ad esprimere le proprie emozioni attraverso l’espressione del viso o i gesti. Riconoscetele e restituitegliele: mi sembri contento…magari ti starai annoiando…può essere che mi sbagli ma credo che tu sia arrabbiato…ecc… Nella conversazione si è sempre in due, anche quando uno dei due non parla. Possiamo allora parlare di noi, di quello che ci è successo quella giornata o della nostra vita, continuando però a rispettare i turni di alternanza verbale. Per cui diciamo qualcosa e poi rimaniamo in attesa cercando il suo sguardo e magari accarezzandolo. Nella quotidianità, non dimentichiamoci di abbinare le parole ai gesti. Ad esempio, “Bene papà, ora ci vestiamo, partiamo dalla camicia” e gliela mostriamo. Infine, dobbiamo accettare che il nostro caro abbia smesso di parlare. L’accettazione della malattia e delle sue manifestazioni è sicuramente la tappa più difficile di questo percorso, ma dalla quale non possiamo prescindere se vogliamo continuare a prenderci cura del nostro caro, senza farci sopraffare dalla sofferenza, e godere di quello che ancora ci può regalare.

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