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Processo creativo e longevità

Il processo creativo, come ha documentato la ricerca psicologica negli ultimi decenni, è presente e potenzialmente attivo in ogni individuo, indipendentemente dall’età, può esprimersi con modalità molto differenziate in ciò che definiamo ‘aree della creatività’, riguardanti non solo quelle in cui hanno operato i personaggi che hanno realizzato opere di grande interesse artistico, ma anche gli ambiti accessibili a tutti gli individui: il preparare un piatto, il tessere una tela, il coltivare un fiore, l’organizzare una gita, il realizzare un prodotto artigianale, l’inventare una storia, l’esibirsi in un’attività sportiva e ogni altra forma di esercizio e comportamento quotidiano. La psicologia ha anche dimostrato che il riuscire ad essere creativi, ad esprimere le proprie potenzialità, faciliti l’esistenza non soltanto dei bambini, come è da tempo noto, ma anche degli adulti e in particolare degli anziani, consentendo ad essi di proseguire e completare la realizzazione di se stessi. Possiamo considerare il processo creativo sia come l’abilità di inventare, di sviluppare fantasie e concetti, di ampliare competenze ed esperienze, sia la capacità che si esprime nel costruire percorsi di crescita individuali, nello scoprire la rappresentazione, il senso di sé e della propria vita. Essere creativi significa essere propositivi, predisposti alla ricerca ed all’interpretazione originale dell’esperienza e della vita. La creatività orienta alla conoscenza, al pieno sviluppo della propria biografia, media il passaggio tra natura e cultura. L’ispirazione creativa trova la sua più elevata manifestazione nella produzione artistica. (nella foto sopra Il moschettiere di Picasso, dipinto all'età di 91 anni, n.d.r.) Il pensiero immaginativo si sviluppa con l’esperienza, attraverso il mondo degli affetti e delle emozioni. La storia personale è espressione e testimonianza di un processo creativo, di un’arte narrativa della vita. Gli studi sul processo di invecchiamento hanno anche permesso di evidenziare nella fase terminale della vita per alcuni anziani, l’attivazione di una forma di creatività innovativa rispetto a quella precedente, in grado di consentire al suo autore di completare la propria conoscenza e autorealizzazione; si è venuta cosi configurando “l’ultima creatività”, un lampo di luce che precede – e talvolta illumina, attraverso la chiarezza dei ricordi, della loro continuità ed eredità culturale – l’oscurità e la coscienza del finire. Le ricerche in ambito psicogerontologico e neuroscientifico, le testimonianze di molti anziani e sempre più di ultracentenari hanno significativamente contribuito a rivalutare l’immagine dell’anziano, a mutare, in senso positivo, gli atteggiamenti nei confronti dei vecchi, a scoprire progressivamente le risorse di un’età capace di riservare sorprese. Molte attività, espressioni, modalità comportamentali e comunicative, qualità e competenze che in epoche passate non venivano considerate proprie o adeguate per le persone di età avanzata sono attualmente interpretate, talvolta anche in modo migliore e innovativo da individui anziani. Si può sempre essere creativi e continuare a imparare cose nuove, ad ogni età, compresa quella longeva.



Vecchiaia ed esperienze creative

Non vi è un modo uniforme di invecchiare, ma esistono tante vecchiaie quanti sono i vecchi; si procede negli anni in rapporto alle esperienze vissute, a quanto si è appreso, al contesto familiare, sociale, culturale e istituzionale in cui si è inseriti, alle condizioni di salute e di autonomia. Vi sono anziani che stanno bene, si mantengono attivi e intraprendenti, affrontano la vecchiaia con fiducia, esprimono liberamente la loro creatività in varie aree e interessi della loro vita; altri soffrono sul piano psicofisico, relazionale o ambientale. Si vedono vecchi protagonisti in vari ambiti della cultura, dell’arte, della politica e dell’economia, del volontariato e della solidarietà. L’essere curiosi, il ricercare e l’imparare non si esauriscono con l’età, ma si qualificano e si definiscono attraverso ogni età. Non si improvvisano il vivere e l’invecchiare, ma si apprendono, si scoprono, qualche volta si inventano, ma sempre sulla base di quanto si è sperimentato, acquisito. Si può soffrire di vecchiaia, ma si può vivere creativamente l’età senile come ogni altro periodo della vita. Annotava Paolo Mantegazza: “Ad ogni età un clima diverso, ma fiori sempre e frutti sempre”. È fondamentale superare i molti pregiudizi che ancora condizionano l’età senile ed imparare a considerare sempre più approfonditamente il mondo dei vecchi, soprattutto mediante i racconti, le memorie e il senso creativo delle loro esperienze, a volte nascoste e dimenticate, ma non per questo meno intense. La creatività può emergere in età senile, e quando compare consente di invecchiare con maggiore serenità. Il ritorno delle espressioni creative in età avanzata dimostra che la loro potenzialità non si era estinta ma soltanto congelata in età lavorativa. Battista Solero, un picapere, uno scalpellino della Val di Stura, il quale, dopo aver lavorato per anni con le pietre del fiume, si è rivelato da anziano uno scultore naif, tanto che la Provincia di Torino ha organizzato un’esposizione delle sue opere più significative. Gabriele Mucchi, ingegnere e pittore, ha dipinto fino agli ultimi tempi della sua vita, conclusa a 104 anni; nell’occasione del suo centesimo compleanno, il Comune di Milano ha allestito presso il Castello Sforzesco una mostra personale dell’artista, quasi tutti i giorni presente all’evento. Gillo Dorfles, a 100 anni, ha esposto nella primavera del 2010 presso il Palazzo Reale di Milano, le sue opere, comprese le ultime, da poco realizzate. Non vi è un limite di età per esprimere le potenzialità creative, artistiche che tendono a manifestarsi nelle varie situazioni che un individuo incontra nel corso della vita e riflettono la sua personalità e identità; in vecchiaia possono aiutare le persone a non smarrirsi nel vuoto esistenziale, a stimolare le funzioni cognitive, in declino o conservate; il processo creativo può favorire la ripresa di attività e risorse, dare più senso a una fase della vita spesso trascurata dal mondo attuale. Sono numerosi, in ambito artistico e scientifico, gli esempi di longevità creativa. Fra gli scrittori: Sofocle, Edipo a Colono a 89 anni; Voltaire, Irene a 84 anni; Johann Wolfgang Goethe, Faust a 80 anni; Alessandro Manzoni, Saggio comparativo sulla rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859, a 88 anni, lasciandone incompiuto un altro, Dell’Indipendenza dell’Italia; Francisco Coloane, Una vita alla fine del mondo a 90 anni; i premi Nobel della letteratura come Gabriel Garcia Marquez, con Diatriba d’amore contro un uomo seduto, a 81 anni, Dario Fo con Sotto paga! Non si Paga!, a 81 anni, José Saramago con Caino a 87 anni, Doris Lessing, con Alfred and Emily, a 89 anni, Nadine Gordimer, con Beethoven per un sedicesimo nero, a 85 anni. Fra i musicisti: Giuseppe Verdi, Pezzi sacri a 85 anni, Falstaff a 80 anni, Igor Stravinskij, Elegia per John Fitzgerald Kennedy a 82 anni. Molti i direttori d’orchestra, gli interpreti, gli attori, i registi cinematografici; un esempio significativo è rappresentato dal regista Manoel de Oliveira che a 96 anni ha presentato alla mostra di Venezia del 2004 Un film parlato, a 97 anni ha girato Il quinto impero, a 98 anni Bella sempre, a 99 Cristoforo Colombo - O Enigma, a 100 ha presentato fuori concorso alla 65a mostra di Venezia i cortometraggi O Vitral e a Santa Morta, Do Visìvel ao Invisìvel, Romance de Vila do Conde, a 101 Singularidades de uma Rapariga Loira, presentato al Festival Internazionale del Cinema di Berlino nel 2009, a 102 ha preparato O Estranho Caso de Angélica. Fra gli scienziati, i nostri Ardito Desio, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini; ricordiamo anche Albert Einstein e Bertrand Russell che insieme ad altri, il 9 luglio 1955, firmarono il manifesto contro gli armamenti nucleari. Molti pittori e scultori hanno saputo mantenersi attivi, spesso rinnovandosi in età senile. Le capacità creative di conoscere, approfondire ed inventare non si esauriscono con il passare degli anni. Rudolf Arnheim, psicologo della Gestalt e dell’arte, vissuto fino a 103 anni, ha proposto un grafico in cui sono raffigurate – intersecandosi – una curva a campana, prima ascendente e poi discendente ed una scala sempre ascendente. La figura a campana raffigura la linea biologica della vita che presenta un periodo di sviluppo, uno di mantenimento ed un altro successivo di progressivo declino; la scala riflette le capacità creative, di pensiero e di conoscenza dell’uomo, potenzialmente in continua ascesa, oltre il confine degli anni e della propria vita; si pensi alle opere postume e a quelle di ogni epoca che continuano, nelle generazioni che si susseguono, a produrre, sviluppare pensieri, sentimenti, creatività.



Note conclusive

L’invecchiare non lascia nulla al caso e non sembra trascurare ombre e luci di un’intera, singolare narrazione umana; è un’esperienza profonda del vivere, un procedere nel viaggio unico della propria esistenza, richiama un processo di sintesi, ripropone il valore del divenire e del realizzarsi. Al termine di una biografia può prevalere il desiderio di dissolvere le proprie oscurità, di approfondire la ricerca della propria verità, il confronto con se stessi, con il continuo dilemma tra essere e non essere. Dall’infanzia alla vecchiaia, si esprime il processo creativo, la curiosità di apprendere, si costruiscono rappresentazioni, identità e ricordi. In longevità sembra ricongiungersi la vicenda esistenziale, dal suo inizio, ricomporsi la trama, l’immagine, il ritratto di sé. Da vecchi è sempre possibile imparare, fare nuove esperienze, essere creativi, conoscere qualcosa del proprio mondo interiore che per tutta la vita era sfuggito, dare un senso diverso ai propri giorni. La creatività può costituire un fattore determinante per contribuire a un invecchiamento positivo; consente di conservare la propria identità e di riacquistarla quando sembra perduta e di avviarsi con la maggiore serenità possibile verso le ultime creatività, che chiuderanno lo scenario di una “lunga rappresentazione” e potranno avvenire in modo attivo, anche attraverso un’espressione sorprendente, inattesa. Anche chi assiste un vecchio potrà in certi casi essere testimone di un evento innovativo che gli consentirà di comprendere in termini più ampi il significato di chi percorre l’ultimo tratto della vita. Così il processo creativo nelle sue fasi finali può coinvolgere entrambi – autore e spettatore – in una scena articolata e complessa, lasciando a chi assiste un’immagine che lo accompagnerà attraverso le esperienze del suo proseguire e invecchiare. Quando il processo creativo in longevità si esprime mediante l’ispirazione, l’opera di un grande personaggio richiama l’osservatore a problemi di carattere universale e può incidere profondamente nel suo modo di pensare e di vivere. Può anche stimolare a riflettere sulla fase conclusiva dell’esistenza e preparare a cogliere il significato di una fine che spalanchi le finestre su un mondo non ancora pienamente esplorato. In questo modo, le ultime opere dei grandi artisti non risplendono soltanto di luce propria, ma possono aiutare donne e uomini, di ogni età, a chiarire il significato della propria vita.

Tratto dall'articolo di G. Cesa-Bianchi, A. Porro* , C. Cristini* Università di Milano; * Università di Brescia sul Giornale di Gerontologia e geriatria 2012;60:3-7

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