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Problemi di memoria: è l’invecchiamento o è una malattia? Facciamo un po’ di chiarezza…


Con l’avanzare dell’età, molti iniziano ad avere qualche problema di memoria, si possono dimenticare il nome di una persona incontrata, dove si sono riposte le chiavi, un numero di telefono, ecc…

Come il resto del corpo anche il nostro cervello risente del passare degli anni. In particolare, alcuni processi diventano meno efficienti, come l’attenzione e la velocità di elaborazione, compromettendo il funzionamento cognitivo generale e di conseguenza anche la memoria.

Se da un lato aumentano i problemi mnestici, dall’altro è indiscussa la possibilità di compensare tali perdite con l’esercizio. La letteratura degli ultimi decenni ha, infatti, dimostrato l’efficacia di interventi specifici, detti training, nel migliorare l’abilità mnestica.

Quando queste dimenticanze sono espressione di un invecchiamento normale e quando invece sono patologiche?

In generale, tutti noi, anche i più giovani, nella nostra vita facciamo esperienze di fallimenti di questo tipo, soprattutto se la nostra mente è sovraccarica. Se questi episodi diventano molto frequenti e abbiamo una certa età, solo una valutazione approfondita può stabilire se si tratta di comune invecchiamento o se è in corso una patologia. Infatti, l’anziano normale presenta caratteristiche neuropsicologiche solo quantitativamente diverse da quello patologico.

Se si vuole accertare questa circostanza, generalmente ci si rivolge a un neurologo o a un geriatra che prescriverà indagini approfondite, come esami del sangue, tac o risonanza magnetica e una valutazione neuropsicologica. Durante quest’ultima, lo psicologo va a somministrare tutta una serie di test, per misurare le prestazioni nelle varie abilità cognitive. Quindi, tenendo conto dell’età e del livello di istruzione, stabilirà se sono normali o deficitarie. In quest’ultimo caso definirà l’entità del decadimento cognitivo.

A questo punto, il medico farà la diagnosi. Nel caso di decadimento cognitivo lieve, senza che ciò interferisca in maniera significativa con l’autonomia quotidiana, si parla di mild cognitive impairment. Se i deficit cognitivi sono tali da compromettere il funzionamento nelle attività sociali e lavorative si parla di demenza. Le cause sono le più varie, dalle malattie degenerative del sistema nervoso centrale, di cui la più frequente è l’Alzheimer, alle malattie vascolari, ai traumi cranici, alle malattie infettive. Vi sono anche cause non neurologiche, come malattie endocrine, collagenopatie, uso di alcuni farmaci per molti anni, etilismo e anche neoplasie. Queste vanno distinte, poi, dalle demenze “psichiatriche”, come le pseudodemenze ansioso e/o depressive.

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