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Perchè a volte l'anziano disorientato non può rimanere senza di noi neppure per pochi minuti


“Mia moglie è andata con le sue amiche per prendere un caffè in compagnia – cosa del tutto normale – ma una delle prime cose che notai quando l’#Alzheimer cominciava a progredire fu che – mentre mia moglie giocava a bridge – un paio di anni fa – e io mi trovavo a casa, ero realmente sconvolto, la ragione principale era che non riuscivo a contattare nessuno. Non so proprio come far funzionare dei piccoli oggetti – nemmeno la televisione, la radio – quel giorno tutto pareva andarmi storto. Un giorno che non dimenticherò mai. Mi sentivo così solo e frustrato che chiamai la polizia perché mi mostrasse dove si trova la mia casa, oppure se a casa c’era qualcuno.”

Questa testimonianza tratta da “#Visioneparziale: un diario dell’Alzheimer” di #CarySmithHenderson mette in luce la vulnerabilità e l’angoscia che possono provare queste persone in assenza dei loro familiari di riferimento. Si aggiunga che, quando chiediamo loro di pazientare pochi minuti, che staremo via pochissimo, loro non hanno la percezione del tempo che passa, un’ora o un minuto possono essere la stessa cosa. Per questo motivo possiamo trovarli angosciati al nostro arrivo o attenderci che vengano a cercarci, anche se ci siamo allontanati solo per andare in bagno.

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