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Cosa può diventare il Natale per un anziano affetto da Alzheimer


“Con Natale e Capodanno abbiamo chiuso, come pure col tempo da dedicare ai parenti.

In questi giorni sono passati di qui figli, madri e ogni sorta di persone. Naturalmente siamo ben felici di conoscere tutta questa gente e di sapere che ci vogliono bene, ma c’è un particolare che può ben capire chi si trovi inguaiato come me. Ogni volta che c’è una riunione di persone sembra che ci sia una gran confusione, perlomeno nella mia testa. Ho proprio bisogno di silenzio. Riesco a pensare a una sola cosa alla volta. Gli incontri allargati, di qualsiasi tipo, mi riesce molto molto difficile seguirli. Se nella stanza c’è qualcun altro, tipo più di una persona, non riesco ad afferrare bene.

Ma ripenso al fattore del quale ho parlato poco tempo fa: la calma. Se non c’è troppa confusione riesco a ricordare molto meglio. Posso pensare meglio.“

Così Cary Smith Henderson, malato di Alzheimer, descriveva, nel suo libro "Visione Parziale- Un diario dell'Alzheimer", le difficoltà incontrate nel sostenere situazioni iperstimolanti come le riunioni o le feste. Ovviamente non è così per tutti, ci sono delle variabilità individuali che dipendono dallo stadio della malattia e dal tipo di patologia dementigena, ma per la maggior parte degli anziani con queste patologie, queste circostanze sono particolarmente stressanti, si affaticano molto e possono diventare irrequieti.

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