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L’invecchiamento attivo: aspetto fondamentale del benessere nella vecchiaia


È difficile accettarlo, ma gli anni passano per tutti. Ad un certo punto raggiungeremo tutti quello stadio incomprensibile per chi non l’ha ancora raggiunto: parliamo della vecchiaia. Se ci pensiamo, sorge spontanea una domanda: la vecchiaia è uguale per tutti? In realtà no. In questa ultima fase del percorso vitale, ognuno di noi continua a sentirsi diverso e unico. Di conseguenza, l’invecchiamento attivo si distingue da quello passivo.

Tra i due vi sono differenze che vanno oltre gli acciacchi fisici, riguardano, piuttosto, le emozioni che predominano. Non ci sono dubbi, in tutte le dimensioni che condizionano lo stato di una persona influisce molto il grado di attività mantenuto.

Il nostro stato psicologico incide sulla longetività e sulla qualità di vita.

Nel corso degli ultimi secoli abbiamo migliorato notevolmente la nostra igiene e la nostra cura personale. Siamo più informati sulle malattie e su come curarle. Si cerca di garantire la sicurezza nei diversi ambiti vitali. Tutto ciò ha un risultato chiaro: ci sono sempre più persone che vivono più a lungo.

Tuttavia, non incide soltanto la nostra salute fisica, ma anche quella mentale. Nonostante lo stato psicologico della persona sia sempre stato messo in secondo piano, tale atteggiamento è iniziato a cambiare, tanto da diventare un fattore fondamentale negli attuali studi sull’invecchiamento.

Così, per esempio, si è scoperto che la capacità cognitiva, il valore che attribuiamo alla nostra salute, sentirci utili e prendere parte a certe attività sono i migliori indicatori della longevità. Che cosa significa questo? L’importanza dell’invecchiamento attivo per la nostra qualità di vita.



Che cosa comporta l’invecchiamento attivo?

L’invecchiamento attivo ha come conseguenza la partecipazione a livello sociale delle persone anziane e la loro continua ricerca di nuove esperienze che potenziano l’apprendimento e risultano piacevoli. Implica, inoltre, lo sviluppo individuale, l’auto-realizzazione e il benessere con il passare degli anni. In altre parole, ricerca l’invecchiamento ottimale delle persone, in modo che gli “acciacchi” incidano il meno possibile sulla salute.

Per raggiungere un invecchiamento attivo, bisogna considerare l’età della persona, la sua salute fisica, la sua salute psicologica, la sua efficacia cognitiva, la sua competenza sociale, la sua produttività, il suo autocontrollo e la sua generale soddisfazione di vita.

Raggiungere uno stato di benessere in queste tre componenti è possibile se si lavora su 3 aree fondamentali: evitando le malattie e le disabilità, mantenendo un alto livello delle funzioni cognitive e fisiche, promuovendo l’impegno con la vita che avremo da anziani.

Da cosa è favorito l’invecchiamento attivo?

Il nostro modo di agire, di pensare, e di sentire incidono sulla nostra salute, sulla nostra partecipazione a livello sociale e sulla nostra sicurezza durante la vecchiaia. Vale a dire, sono i principali fattori che determinano un invecchiamento attivo. Il nostro stile di vita, dunque, condiziona molto la nostra salute.

Per esempio, la frequenza con la quale facciamo degli allenamenti mentali proteggerà o meno la nostra salute mentale. È auspicabile svolgere attività quali cruciverba, sudoku o giocare a scacchi per evitare il deterioramento cognitivo associato alla demenza senile. Tuttavia, oltre ad esercitare la memoria, l’attenzione o la concentrazione, ci sono altri elementi da considerare.

Nell’invecchiamento attivo è anche importante che la persona si senta competente nel suo quotidiano, sempre all’interno di certi limiti. Rendersi conto di essere ancora capaci di controllare la propria vita e le proprie condizioni di salute porta l’individuo ad aumentare la propria autostima e il suo benessere.

Infine, è stato dimostrato che la guarigione da una malattia è condizionata dall’atteggiamento assunto da una persona durante le situazioni stressanti. In questo senso, evitarle non ci aiuterà affatto, invece se cerchiamo di affrontarle in modo attivo, avremo più probabilità di sopravvivere a lungo.

Liberamente tratto da www.lamentemeravigliosa.it, articolo del 17 ottobre 2017


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