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L'Alzheimer non è l'unica forma di demenza che mette in crisi i familiari


“Mio marito non è più lo stesso! Non lo riconosco più!...bestemmia che non l’ha mai fatto! Si arrabbia tantissimo con me! E poi continua a mangiare senza sosta! Berrebbe solo vino e non lo ha mai fatto! Dicono che ha la demenza fronto-temporale…” Così la signora Giuliana descrive il marito, affranta, smarrita e sfinita per questa nuova situazione che si trova ad affrontare, dopo anni di felice convivenza con lui. Non si capacita della sua perdita di interesse per quelle attività che prima gli piacevano tanto. Se a questo aggiungiamo la disinibizione, in questo caso verbale, l’irritabilità, l’iperoralità, la difficoltà a controllare gli impulsi, abbiamo delineato alcuni dei sintomi della demenza fronto-temporale, una malattia neurologica non sempre facilmente distinguibile dall’#Alzheimer. Il nome deriva dalle aree del #cervello compromesse, che sono i lobi frontali del cervello, associati con il processo decisionale e il controllo del comportamento, e i lobi temporali, in relazione con le emozioni, il linguaggio e la memoria. Ne deriva una difficoltà crescente a pianificare le attività, e a organizzarsi, un peggioramento della capacità di giudizio e ragionamento astratto e, a seconda del tipo di demenza fronto-temporale, una compromissione di vario grado della capacità di comprendere il linguaggio e di esprimersi verbalmente. Possono essere presenti anche difficoltà motorie. Sul piano emotivo le persone colpite non riconoscono i propri cambiamenti, non sembrano preoccuparsi per l’effetto che questi hanno sugli altri, tra cui i propri cari, ed esibiscono frequenti e bruschi cambiamenti d’umore. In genere i deficit di memoria sono meno evidenti rispetto, ad esempio, all’#Alzheimer. Tuttavia, per chi si prende cura di loro, il peso assistenziale è parimenti gravoso. Se il vostro caro vi attacca inspiegabilmente, per quanto sia difficile cercate di ricordarvi che il suo comportamento dipende dalla malattia, per quanto possibile non ingaggiate estenuanti discussioni per ricondurlo a capire la logicità delle vostre affermazioni o l’illogicità delle sue posizioni. Riconoscete la sua rabbia, legittimatela con un “capisco che tu sia arrabbiato…”e cercate di distrarlo con qualcosa di piacevole. Non insistete a fargli fare cose che non lo interessano più, come ad esempio guardare la televisione o praticare quello che era il suo hobby preferito. Può essere che egli si sottragga a quelle attività perché sente di non essere più in grado di svolgerle e, quindi, sia frustrante per lui cimentarvisi. Può essere che gli richiedano un livello di attenzione troppo elevato. In questo momento le sue capacità attentive sono diminuite e necessita di concentrarle su una cosa alla volta. In alternativa, potreste proporgli quelle occupazioni che gli piacevano tanto, semplificandole, guidandolo, oppure lasciandolo fare come riesce senza correggerlo e senza spazientirvi, a prescindere dal risultato. E se bestemmia, non scandalizzatevi e non correggetelo. Cercate di capire qual è la fonte della sua irritazione, rimuovetela e distraetelo.

Una volta che la diagnosi è certa, è importante chiedere aiuto, agli altri parenti, ad amici, alle figure professionali come l'assistente sociale, ai gruppi di sostegno per familiari. Per poter essere dei bravi curanti, ci si deve prender cura anche di sè stessi, ritagliandosi degli spazi personali per ricaricarsi e condividendo la propria esperienza con altri, per poter elaborare quel miscuglio di emozioni, che rischia di travolgerci.

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