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Il mestiere di invecchiare


Nella sua definizione più comune, invecchiare richiama squisitamente aspetti negativi, di decadimento, di riduzione delle forze, di perdita di abilità. Nel sentire quotidiano chi è “vecchio” non ha più molto da dare o da realizzare. Fortunatamente questa concezione, nell’ambiente scientifico, si sta sempre più modificando, per lasciare spazio a un’idea maggiormente positiva; il fisiologico ridursi delle funzionalità degli organi viene associato alla presenza di una preservata plasticità cerebrale.

Scriveva Cesa Bianchi che bisogna considerare l’invecchiamento non come una involuzione ma come una evoluzione, di saperi, di volontà e di esperienze.


Nel video riportato si vede l’espressione massima di questo capovolgimento: Mimmo ha 81 anni, una vita ricca alle spalle, e cerca nuove sfide in uno sport fisicamente molto impegnativo, che richiede, oltre alla forza fisica, anche una buona capacità di mantenere la concentrazione e una grande costanza. Mimmo e il suo allenatore mostrano come sia possibile continuare a realizzarsi, nonostante un’età avanzata che il senso comune mai assocerebbe a un’attività come il sollevamento pesi.

Troppo spesso, nelle abitazioni, così come nelle RSA e nei centri diurni, negli ospedali e nelle cliniche, si perde di vista questo campo di possibilità.

Ciò che fa questo signore ottantunenne, naturalmente, non è alla portata di tutti, per ragioni fisiche e di salute globale, ma ci ricorda come vi possano essere molte attività che vengono dimenticate ma che meriterebbero di essere riconsiderate. Invecchiare non consiste soltanto nel sentirsi più lenti nei movimenti e nel flusso di pensiero, ma nel poter ridefinire i propri interessi, rileggere le proprie capacità in un’ottica di soddisfazione personale e concedersi di raccogliere nuove sfide e impegnarsi in nuovi progetti. È così che si può invecchiare attivamente, non semplicemente in maniera sana.


Mantenersi in buona salute, in senso generale, è certamente un aspetto centrale, preponderante, ma è più difficile quando vengono a mancare stimoli, obiettivi, scopi di vita più o meno strutturati.

Una particolare attenzione va data agli aspetti socio-culturali, all’ambiente di vita e alle risorse disponibili, siano esse famigliari, economiche, strutturali. Specialmente quando si parla di persone che vivono in residenze assistenziali o che trascorrono la loro quotidianità in centri di aggregazione, il rischio è che oggettivi impedimenti organizzativi ostacolino progettualità e soffochino aspirazioni.

Come scriveva ancora Cesa Bianchi, nell’invecchiamento bisogna dare spazio alla creatività, all’espressione di sé, per non perdere le occasioni che la vita presenta. La creatività deve essere legata al senso di libertà e di conquista, passando attraverso la cultura di appartenenza, le esperienze vissute, le credenze e le capacità fisiche. Non vanno ovviamente trascurate la cura di sé e la salute del corpo, che necessitano di un monitoraggio forse più attento; non devono però diventare l’unico parametro atto a valutare come la persona stia.

Come si può concretamente invecchiare in modo attivo? Come si può rendere questo percorso lungo l’ultima parte della vita più felice e più soddisfacente?

Per quanto riguarda i caregiver, siano essi formali (operatori socio-sanitari o assistenti alla persona) o informali (i famigliari), sono importanti l’informazione la formazione. Devono cioè avere la disponibilità di spazi di confronto con esperti che spieghino e diano loro competenze non limitate alle cure di base, ma che permettano un’attenzione ai bisogni e un riconoscimento dei desideri della persona anziana. Anche se limitata fisicamente, c’è sempre spazio per una passione o un interesse.

Per quanto riguarda i professionisti, gli psicologi in particolare, la base naturalmente è avere una formazione specifica. Ad essa si aggiunge una buona conoscenza del territorio: in questo modo è infatti possibile pianificare dei progetti che, attraverso colloqui di valutazione, di analisi della domanda e di

approfondimento, tengano conto della singolarità della persona, delle dinamiche in cui è immersa, delle realtà locali e sociali a cui rivolgersi. Inoltre, la conoscenza del territorio consente anche di intervenire sulla rete, per esempio di associazioni e centri di aggregazione, creando anche possibilità di socializzazione e definendo obiettivi comuni.

La sinergia è il fattore più importante da tenere in considerazione: un ambiente stimolante e ricco di occasioni non darà a tutti la possibilità di fare sollevamento pesi, ma sicuramente aiuterà in quell’inversione di tendenza che il concetto di invecchiamento sta vivendo recentemente, e consentirà una maggiore realizzazione per tutti, non solo per gli anziani.

Articolo della dott.ssa Valeria de Rosa da www.formazionecontinuainpsicologia.it

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