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Il benessere psicologico nell'adulto e nell'anziano.


Ad oggi non esiste un’unica definizione su che cosa sia il benessere psicologico, il dibattito è ancora aperto. Alcuni sottolineano aspetti oggettivi, come le condizioni socio-economiche, lo stato di salute, la qualità dell’ambiente in cui si vive, il lavoro; altri aspetti più soggettivi, come la percezione di sé, il sentimento di autoefficacia, la soddisfazione di vita. Attualmente, maggiore attenzione viene posta alla percezione soggettiva del benessere, anche perché non sempre sui fattori oggettivi è possibile intervenire.

I contributi più importanti su questo tema vengono dalla psicologia positiva, che abbandonando il paradigma patologico, benessere uguale assenza di malattia, si concentra sui punti di forza dell’individuo e sul funzionamento ottimale.

Uno dei modelli più completi è quello della Ryff, che definisce il benessere come il risultato di sei componenti, che interagiscono tra di loro: l’autoaccettazione, le relazioni positive con gli altri, l’autonomia, il dominio sull’ambiente, lo scopo di vita, e la crescita personale.

Quindi, ci sentiamo bene se abbiamo imparato ad accettarci, nutriamo atteggiamenti positivi verso noi stessi, consapevoli dei nostri punti di forza e dei nostri limiti. Viceversa proviamo un senso di insoddisfazione verso noi stessi e verso la vita trascorsa, che vorremmo essere diversa.

Ci sentiamo bene quando coltiviamo relazioni positive con gli altri, siamo aperti verso di loro, e costruiamo rapporti fondati sulla fiducia e il calore, siamo capaci di empatia e affetto e creiamo relazioni di intimità, con la possibilità di dare e ricevere il massimo. All’opposto le relazioni sono povere sia quantitativamente che qualitativamente e l’individuo non riesce a scendere a compromessi per mantenere questi legami, finendo coll’essere frustrato e isolato.

Ci sentiamo bene, quando siamo sicuri di noi stessi e indipendenti e siamo in grado di valutare la nostra condotta sulla base di criteri personali, senza lasciarsi influenzare dalle aspettative e dalle opinioni altrui. Una persona autonoma è libera dalle pressioni sociali.

Ci sentiamo bene, quando sentiamo di essere competenti nel controllare l’ambiente, gestendo una vasta gamma di attività, raccogliendo le opportunità offerte, per rendere l’ambiente conforme alle nostre esigenze. Viceversa ci sentiamo in difficoltà a gestire la vita di tutti i giorni.

Ci sentiamo bene, quando abbiamo uno scopo nella vita, sappiamo darci degli obiettivi, attribuendo significato al nostro passato e al nostro presente.

Infine, ci sentiamo bene quando sentiamo di poter crescere sempre a prescindere dall’età, siamo aperti a nuove esperienze e cerchiamo continuamente di realizzare il nostro potenziale. Questa predisposizione al cambiamento permette di raggiungere una maggiore conoscenza di noi stessi. Viceversa, ci sentiamo annoiati e disinteressati nei confronti della vita, intrappolati in una situazione di stallo.

Quest’ultimo lato del benessere si sposa anche con la prospettiva life-span, che concepisce lo sviluppo dell’individuo lungo tutto l’arco di vita, dal concepimento alla morte.

Secondo Erikson, infatti, lo sviluppo dell’individuo si compie attraverso un ciclo di stadi, che iniziano dall’infanzia sino alla vecchiaia. Il compimento del ciclo di vita si può realizzare nella capacità del soggetto di ricorrere ai concetti di speranza e di saggezza, oltre che di continuità, che rappresentano l’anello di congiunzione con le generazioni future.

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