NEWS

Cerca
  • Gerusia informazione

Come è difficile comunicare!

Quando la comprensione verbale è compromessa e le parole non sono sempre chiare nell'anziano affetto da demenza.


“Non riesco proprio a conversare bene e questo è molto limitante. Non riesco a pensare a una cosa da dire prima che un altro l’abbia già detta, le parole si confondono facilmente tra loro. E allora impreco”. Così Cary Smith Henderson, professore di storia, americano, affetto da Alzheimer, ci spiega come può essere frustrante per il malato cercare di comunicare verbalmente con gli altri. Ecco perché è così importante rispettare i suoi tempi e non anticiparlo, suggerendogli la parola giusta. Questa esperienza fallimentare ripetuta nel tempo farà sì che egli rinunci a parlare, perché gli altri lo sanno fare meglio. Al danno cerebrale si aggiunge quello prodotto dall'ambiente circostante.

L’anziano malato di demenza si sente fragile, inadeguato e minacciato, per questo si consiglia un tono di voce pacato, che non deve apparire autoritario per non scatenare reazioni oppositive, ma neppure troppo dolce, perché lo farebbe sentire un bambino. Le frasi devono essere semplici, brevi, chiare e formulate in positivo. Non incalzatelo con delle domande, alle quali sapete egli farà fatica a trovare una risposta, perché non la ricorda, “cosa hai mangiato oggi a pranzo? Chi è questa persona? Come si chiama?”. Egli si sentirà incapace, nella migliore delle ipotesi si arrabbierà con voi, “non sono mica stupido!”, nella peggiore rinuncerà a rispondervi e si chiuderà sempre di più. Quando lo vedete molto teso perché vuole fare una cosa che ha poco senso e noi lo stiamo ostacolando, anziché metterci a discutere con lui facendo leva su un ragionamento logico, sintonizziamoci sull’emozione che sta provando in quel momento. “Mi sembri arrabbiato, mi sembri preoccupato, triste, ecc…” Se si sentirà riconosciuto e legittimato, sarà più disponibile a contrattare con voi una soluzione diversa.

Ad uno stadio avanzato, se volete chiedergli una preferenza, anziché proporre un’alternativa, privilegiate le domande la cui risposta è sì o no. Ad esempio, anziché, chiedere vuoi la minestra o la pastasciutta, chiedete semplicemente, vuoi la minestra? Il ritmo deve essere lento e non abbiate paura dei suoi silenzi. Le pause consentono all’anziano fragile di raccogliere le idee e cercare di capire. Se gli lasciamo il tempo di cui ha bisogno, si sentirà accettato e rispettato nella sua lentezza. Quando dovete comunicargli qualcosa cercate il suo sguardo e non fatelo se è distratto da qualcosa d’altro. La mimica del vostro viso deve essere coerente con il contenuto del vostro messaggio e deve esprimere attenzione, rispetto e accoglienza. Non stupitevi di una reazione negativa se a dispetto delle vostre parole, magari concilianti, il vostro tono è arrabbiato. Il significato delle parole può sfuggire ma il modo con cui gliele dite no. E’ la sensazione che possiamo provare in un paese straniero di cui non conosciamo bene la lingua. Coglieremo il significato di qualche parola e cercheremo di dare un senso al messaggio, osservando le espressioni del viso e i gesti del nostro interlocutore. E’ così anche per lui. Mantenete una distanza che sia vissuta come rassicurante e non minacciosa. Se siete troppo vicini o vi avvicinate in modo repentino, potrebbe sentirsi minacciato e reagire in modo aggressivo. Mettetevi alla sua altezza per non intimidirlo, se è in carrozzina prendete una sedia e sedetevi accanto. In generale, curate la comunicazione verbale ma soprattutto quella non verbale!

12 visualizzazioni

© 2023 by End Hunger. Proudly created with Wix.com

  • Black Facebook Icon
  • Black Twitter Icon
  • Black Instagram Icon